Escursionismo in Liguria

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di Franca Caluzzi e Stefano Gandolfo
 
Diario 2005
 
Il rifugio M. Carmo situato più in basso della  vetta

M. CARMO DI LOANO da sopra Verzi

5 gennaio 2005 - Gianni, Franca, Bruno, Paolo, Dino, Renato, Mino

Tempo nuovamente incerto. Al mattino durante il viaggio in auto leggera pioviggine. Poi pallido sole, nuvole a folate e nebbia in vetta. Panorama a spizzichi: appena visibili le MARITTIME e il VISO, per il resto nuvole e foschia. Più chiaro verso il mare ma visibilità scarsa.

Siamo partiti qualche curva sopra VERZI a quota 450 circa alle ore 8 e 15. Veloce salita al RIF. PIAN DELLE BOSSE, molto bello così come è bello il prato intorno all'edificio, con panche, tavole, fontana, laghetto e staccionata di recinzione. Avremmo voluto seguire l'itinerario di cresta NE ma ci siamo sbagliati ed abbiamo preso il sentiero segnato da un triangolo rosso che conduce al GIOGO DI GIUSTENICE. Abbiamo fatto un traverso a NE con un sentiero in mezzo al bosco e ben innevato. Al GIOGO siamo arrivati alle 10 e 30. Breve sosta e poi via seguendo sempre il triangolo rosso che sale attraverso il bosco ed esce allo scoperto poco sopra il RIFUGIO M. CARMO. Ultimo strappo e alle 11 e 30 eravamo in vetta ai piedi della bellissima croce in acciaio. Dopo le foto di rito veloce discesa al RIF.M.CARMO dove nello spazioso locale, sempre aperto, ci siamo fermati a mangiare (ore 12) dopo aver rispettato i tre minuti di silenzio per le vittime dello tsunami. Intanto poco lontano sono arrivati nove crossisti con moto da trial che poi ci hanno raggiunto e superato in discesa. Alle 12 e 40 via a seguire il bollo rosso fino alle torri di roccia che sovrastano il costone. Mi sono anche cimentato in una mini arrampicata rimediando una bella botta alla coscia destra. Abbiamo abbandonato il bollo e seguito il segno giallo rosso che ci ha portato ad una deviazione a sinistra e una faticosa risalita fino al RIF. PIAN DELLE BOSSE. Quindi veloce discesa fino alle auto (ore 16). Una piacevole gita fatta in scioltezza che ci ha permesso di compiere un interessante anello attorno al M. CARMO.

Il rifugio M. Carmo situato più in basso della vetta
       

M. PENNA dal Passo dei Ghiffi

13 gennaio 2005 - Gianni, Franca, Renato, Mino, Gian Piero, Dino, Franco, Bruna, Paolo, Carlo Tonino, Giorgio

Siamo tornati al Penna in una giornata dapprima discreta , poi dopo mezzogiorno bella con il sole, splendida al tramonto.

Siamo partiti alle 8 e 15 dal PASSO DEI GHIFFI dove abbiamo lasciato l'auto. Qualcuno aveva portato le ciaspole che sono state utilizzate a tratti dal PASSO DEI PORCELLETTI in poi (in pratica poco dopo l'incrocio dei due itinerari AV e quadrato giallo). All'inizio poca neve. Sempre bello l'itinerario che sale lungo il crinale roccioso e che porta al punto di incontro dei due segni. Qui la neve è diventata abbondante e qualcuno si è messo le ciaspole. Veloce e tranquilla camminata fino al PASSO DELL'INCISA (ore 10 e 45). Salita nel bosco con il magico fascino della galaverna ed arrivo in vetta alle ore 11,30. Il cielo da coperto si stava schiarendo e dopo mezzodì è spuntato il sole. Bellissimo! Panorama discreto ma non eccezionale. Molta foschia, solo le Alpi erano più nitide. Alle 12 e 30 via per il ritorno. Divertente discesa nella neve ancora dura per cui si camminava bene. Stesso percorso fino al PASSO DEI PORCELLETTI dove abbiamo seguito il quadrato giallo. Poco dopo abbiamo incontrato il segnavia di raccordo con PRATOMOLLO (tre pallini rossi) e ci siamo rammaricati di non essere passati per la SPINGARDA - PRATOMOLLO. Subito dopo ci siamo fermati al sole per una prolungata sosta con merenda (quasi 45 minuti!). Quindi ultimo tratto del ritorno. Bello l'attraversamento del ponticello ed il sentiero ci ha riportato nel bosco di pini. Intanto il tempo era decisamente migliorato ed il PENNA svettava maestoso all'orizzonte. Una gita sempre bella.

 

Poco sotto la vetta del Penna uno sguardo sull'Appennino tra la neve che ricopre gli alberi
Poco sotto la vetta del Penna uno sguardo sull'Appennino tra la neve che ricopre gli alberi
La cappelletta del Penna decorata dalla galaverna. Anche dentro la galaverna ha ricoperto di pizzo le immagini votive.
La cappelletta del Penna decorata dalla galaverna. Anche dentro la galaverna ha ricoperto di pizzo le immagini votive.
   
 
Una delle due pale eoliche al passo della Cappelletta

M. GOTTERO dal Passo di Cento Croci

27 gennaio 2005 - Gianni, Franca, Mino, Arrighini, Dino, Paolo, Dino, Marasso

Un freddo bestiale. Cielo velato, a tratti un pallido sole ma vento forte e sempre freddo. -7 al PASSO, - 12 in cima al GOTTERO.

Siamo partiti dal PASSO DI CENTO CROCI alle 8 e 45. Difficile prendere un ritmo di marcia accettabile quando fa così freddo! Mi facevano male le dita delle mani. Il dolore alle dita delle mani ha tormentato Franca per tutto il giorno e non le ha permesso di scattare le fotografie che avrebbe voluto. Comunque ci siamo imbottitti bene e poco dopo un'ora siamo arrivati alle PALE EOLICHE. Veramente imponenti lo torri su cui ruotano le enormi eliche. Ancora un tratto di dorsale esposto alle gelide raffiche ed ecco la prima neve gelata. Ci siamo messi i ramponi e via lungo il sentiero che attraverso il bosco si snoda sulla cresta NORD OCCIDENTALE del monte. Neve ora dura ora farinosa ma sempre asciutta. Finalmente siamo usciti dal bosco, abbiamo attraversato la caratteristica calotta sommitale coperta di neve gelata e alle 12 siamo arrivati alla croce di vetta, tutta storta. Discreto il panorama limitato però a distanze relativamente vicine. Bene AIONA PENNA MAGGIORASCA. Appena visibile il gruppo ORSARO MARMAGNA. Meglio le APUANE. Foschia al mare, non visibili le ALPI. Dopo una brevissima sosta per le foto alle 12 e 10 via sulla dorsale NORD EST e veloce discesa su neve abbondante fino alla FOCE DEI TRE CONFINI. Qui ci siamo fermati alle 12 e 40 per mangiare qualcosa, appena sotto il colle, un pò al riparo del vento. Alle 13 partenza lungo l'ALTA VIA attraverso il bosco di faggi sempre su neve, ora gelata ora farinosa. Ogni tanto pallido sole poi altre nuvole e sempre vento gelido. Ben presto siamo tornati al bivio incontrato al mattino in salita e tolti i ramponi siamo arrivati alla CAPPELLETTA vicino alle pale dove abbiamo fatto un'altra brevissima sosta. Poi ultimo tratto di veloce camminata fino alle auto (ore 16). Una gita da ricordare per il gran freddo.

Una delle due pale eoliche al passo della Cappelletta
Gli ultimi del gruppo salgono alla vetta del monte Gottero. Il termometro segna - 12 gradi e il vento è molto forte (27 gennaio 2005)
Gli ultimi del gruppo salgono alla vetta del monte Gottero. Il termometro segna - 12 gradi e il vento è molto forte (27 gennaio 2005)
       

M. AIONA da Magnasco

3 febbraio 2005 - Gianni, Franca, Renato, Marasso, Paolo, Dino, Tonino, Arrighini, Gian Piero, Franco, Giorgio, Terenzoni

Tempo splendido, tanto sole e temperatura mite (-5 alla partenza ) se paragonata al gran freddo della settimana scorsa. La neve è scarsa, specialmente nel versante sud-est. Molto ghiaccio ovunque e tanti ruscelli completamente trasformati in "vie di ghiaccio". In alto invece la neve è zucchero.

Siamo partiti da MAGNASCO alle 8 e 50 dopo aver portato un'auto ad AMBORZASCO per poter fare la traversata completa. Poco dopo il LAGO DELLE LAME, ghiacciato, ci siamo messi i ramponi. Tanto ghiaccio sulla sterrata. Poi pian pianino la neve è aumentata e alle AGORAIE era piuttosto abbondante. Bella salita nel magico ambiente del bosco gelato, il silenzio appena rotto dallo scricchiolare della neve sotto le punte dei ramponi. Il percorso in gran parte all'ombra è improvvisamente cambiato quando, seguendo i segni dell'ALTA VIA, siamo arrivati sulla dorsale che porta al PASSO PRE DE LAME. Qui il sole abbaglia. Attraversato l'ultimo tratto nel bosco abbiamo raggiunto il pianoro sommitale. Neve non abbondante ma sufficiente a coprire quasi totalmente l'AIONA. Alle 12 e 30 siamo arrivati alla croce dove abbiamo scattato le foto di rito e poi, per ripararci da quel poco di vento che soffiava in vetta, ci siamo fermati poco sotto, verso la SPINGARDA, dove c'è un caratteristico ammasso roccioso. Sosta per il pranzo fino alle 13 e 30. Discreta visibilità ma non ottima. Bene le ALPI, le APUANE, l'appennino TOSCO EMILIANO, foschia più lontano. Ripreso il cammino siamo scesi velocemente al PASSO DELLA SPINGARDA e proseguito lungo la strada coperta sempre di neve. Altra sosta nella radura di incrocio poi anzichè seguire il segno delle due righe abbiamo preso la strada che va a sinistra, commettendo un grave errore. Infatti ben presto ci siamo trovati alle prese con fiumi di ghiaccio che ci hanno messo in difficoltà e ci hanno costretto a mettere e togliere i ramponi più volte. Alle 16 e 30 siamo arrivati ad AMBORZASCO. Una bella gita!

Una parte del gruppo arriva alla croce dell'Aiona, con un sole abbagliante. Il freddo dei giorni scorsi è solo un ricordo. 3 febbraio 2005.
Una parte del gruppo arriva alla croce dell'Aiona, con un sole abbagliante. Il freddo dei giorni scorsi è solo un ricordo. 3 febbraio 2005.
Al ritorno il sentiero era così. I ramponi mordono il ghiaccio dei ruscelli.
Al ritorno il sentiero era così. I ramponi mordono il ghiaccio dei ruscelli.
       
La croce in vetta all'Antoroto

M. ANTOROTO dalla val d'Inferno

29 aprile 2005 - Gianni, Franca, Paolo, Carlo, Renato, Giorgio, Mino, Dino

Tempo discreto al mattino con cielo velato e qualche nuvola scura. Decisamente bello al pomeriggio con tanto sole e tanto caldo.

Siamo partiti dalla chiesa della VAL D'INFERNO alle 8 e 15. Dopo una tranquilla salita al RIFUGIO SAVONA è iniziata la presenza sempre più "ingombrante" della neve che ancora una volta è stata la grande protagonista della gita. Dopo una breve sosta su di un colletto poco sopra il rifugio per uno spuntino a base di focaccia è iniziato il tratto più insidioso: il sentiero a mezza costa e sul ripido, con neve spessa ma fradicia e scivolosa che ci ha impegnato in difficili esercizi di equilibrismo. Alle 10 e 45 siamo arrivati alla COLLA BASSA. Il gruppo è salito sul ripido itinerario parallelo alla cresta e si è messo i ramponi poco sotto la vetta. Gianni invece, messi i ramponi alla COLLA BASSA, ha proseguito da solo per la via che segue il sentiero sulla destra del vallone. Una gran faticaccia scalinare da solo su quella neve! Passo dopo passo è arrivato alla CROCE di vetta alle 11 e 40 insieme al gruppo. A Sud foschia e mare di nuvole sopra la costa. A nord cielo pulito con le MARITTIME in bella vista con tanta e tanta neve: paesaggio decisamente invernale. Lunga e piacevole sosta al sole per il pranzo, senza un alito di vento e con temperatura mite. Alle 13 via per la discesa. Il gruppo ha seguito le tracce di Gianni in salita, facendo attenzione a non sprofondare fino alla cintola. Poi sotto la COLLA BASSA gran divertimento nel canalone che porta ai boschetti più in basso. In questo tratto abbiamo lambito il fronte terminale di alcune slavine anche di discrete dimensioni. Altra sosta per la merenda e ultimo tratto di scarpinata fino alle macchine dovia siamo arrivai alle 15 e 45.

La croce in vetta all'Antoroto
Una slavina scende oltre la Colla Bassa
Una slavina scende oltre la Colla Bassa
       

PIZZO D'UCCELLO da Vinca

19 maggio 2005 - Gianni, Franca, Paolo, Bruno C., Dino, Renato, Bruno G., Mino, Marasso

Mattinata splendida. Cielo terso e pulito, poi verso mezzogiorno le solite nuvole in quota hanno un pò rovinato il panorama. Complessivamente tempo decisamente buono.

Dopo tanti anni siamo tornati su questa bella cima. Partiti alle 8 da VINCA siamo saliti alla CAPPELLETTA dove si stacca il sentiero che si inerpica fino a FOCE DI GIOVO. Alle 10,30 siamo arrivati alla FOCE DI GIOVO, importante valico dove si incrociano i sentieri provenienti non solo da VINCA ma anche dal rifugio DONEGANI e buon punto di osservazione: oltre al PIZZO D'UCCELLO bella vista su PISANINO, CONTRARIO, GRONDILICE, SAGRO. Dopo è iniziata la "scalata" al PIZZO, suggestiva salita che ha richiesto anche l'aiuto delle mani. Alle 11,40 gli ultimi hanno raggiunto la vetta dove hanno potuto ammirare un buon panorama appena rovinato dalle nubi e foschie. Comunque bella vista su PISANINO, CONTRARIO, GRONDILICE, SAGRO e poi TOSCO-EMILIANO con ALPE DI SUCCISO, NUDA, CUSNA, PRADO, CIMONE, RONDINAIO, GIOVO e più a ovest ORSARO, MARMAGNA e SILLARA. Alle 12,30 abbiamo iniziato la discesa e siamo ritornati alla FOCE DI GIOVO (13,30). Poi abbiamo preso il sentiero che si dirige a sinistra del GRONDILICE, a mezza costa. Dopo una marcia tirata alle 15 siamo arrivati alla FINESTRA DEL GRONDILICE, suggestiva selletta proprio sopra il nuovo rifugio DONEGANI. Nel versante opposto la slanciata mole del SAGRO. Dalla FINESTRA siamo scesi sul ripido fino a FOCE DEI RASORI nei pressi di una pineta. Da qui la vista spaziava sul TAMBURA, PANIA, ALTISSIMO e, in mare, sull'ELBA, GORGONA, CAPRAIA E CORSICA (tra le nuvole). Continuando la discesa alle 16,45 siamo arrivati alla CAPANNA GARNERONE dove una provvidenziale sorgente ha placato la nostra sete. Quindi ultimo strappo fino a VINCA dove alle 18 abbiamo completato l'anello di questa bella gita.

La divertente salita al Pizzo d'Uccello
La divertente salita al Pizzo d'Uccello
Il Pizzo d'Uccello
Il Pizzo d'Uccello
       
Gianni ha due zaini: quello davanti è di Franca che proprio non riusciva a salire

MONGIOIE da Viozene

26 maggio 2005 - Gianni, Franca, Renato, Mino, Mimmo, Giorgio

Ancora tempo buono. Cielo sereno con qualche leggera velatura. E' scoppiato il caldo anche se in quota c'è ancora tanta neve.

Siamo partiti da Viozene alle 8,30. Dopo il primo strappo fino a PIAN DEL SOLE è iniziata la vera e propria salita. Franca oggi non stava bene e mentre gli altri hanno preso un passo davvero scatenato noi siamo saliti davvero adagio. Al BOCCHIN DELL'ASEO abbiamo intravvisto una numerosa comitiva che si stava inerpicando verso la vetta. Piano piano siamo finalmente arrivati alla cresta rocciosa dove abbiamo raggiunto la comitiva: un'intera scolaresca con professore e guida (Giovanna del RIFUGIO MONGIOIE nella foto qui sotto) . Alle 12 abbiamo finalmente raggiunto la croce dove i nostri amici, arrivati da tre quarti d'ora, si stavano riposando al sole caldo di questa splendida giornata. Il panorama era a sprazzi perchè la solita nuvolaglia ingombrava parte dell'orizzonte: visti il PIZZO D'ORMEA, CONNOIA, SALINE, BALLAUR, MARGUAREIS, ARGENTERA, BERTRAND, CARS, SACCARELLO. Verso il mare poco o niente. Ancora molta neve un pò ovunque. Alle 13 siamo scesi lungo la cresta e tra nevai e ripide praterie sino alla GOLA DELLE SCAGLIE. Ancora discesa su neve buona e sicura sino all'inizio degli sfasciumi. Qui la discesa è stata a tratti anche divertente con belle scivolate che in breve ci hanno condotto sulle verdi praterie che sovrastano il RIFUGIO MONGIOIE. Al RIFUGIO non ci siamo fermati perchè la fontana era asciutta. Così abbiamo proseguito sempre velocemente sino a VIOZENE dove siamo arrivati alle 15,15. Dopo una salutare rinfrescata alla fontana via verso GARESSIO per assistere all'arrivo della tappa del giro.

Gianni ha due zaini: quello davanti è di Franca che proprio non riusciva a salire
Dalla vetta del Mongioie panorama sulla bastionata delle Saline
Dalla vetta del Mongioie panorama sulla bastionata delle Saline
Lasciata la vetta del Mongioie siamo scesi dalle Scaglie e abbiamo approfittato dei numerosi nevai. Bellissimi!
Il gruppo in vetta al Mongioie. Con noi posa anche Giovanna del rifugio Mongioie che oggi ha accompagnato quassù un'intera scolaresca.
Il rifugio Mongioie
Lasciata la vetta del Mongioie siamo scesi dalle Scaglie e abbiamo approfittato dei numerosi nevai. Bellissimi!
Il gruppo in vetta al Mongioie. Con noi posa anche Giovanna del rifugio Mongioie che oggi ha accompagnato quassù un'intera scolaresca
Il rifugio Mongioie
       

ROCCA DELL'ABISSO dal Colle di Tenda

23 giugno 2005 - Gianni, Franca, Cesare, Franco, Dino, Paolo, Terenzoni, Mino, Giorgio

Tempo buono. Solo dopo mezzogiorno la solita nuvolaglia e un pò di nebbia hanno coperto parzialmente il cielo. Tanti rododendri ma in gran parte già sfioriti.

Siamo partiti dal piazzale asfaltato sopra il COLLE DI TENDA alle 8,30. E' così iniziata la panoramica traversata lungo la dorsale che conduce alla ROCCA DELL'ABISSO. Buona la vista sulle ALPI LIGURI, BESIMAUDA, MARGUAREIS, SALINE, BERTRAND, SACCARELLO, TORAGGIO. Oltre il ROIA il BEGO. Davvero suggestivi i forti che proteggevano il confine italo-francese. In parte sono mal ridotti ma a tratti le possenti strutture in pietra squadrata sono ancora perfettamente in piedi e sovrastano i fossati e i terrapieni che li circondano a protezione del corpo centrale. Nella nostra camminata di forti ne abbiamo incontrato almeno tre e altri li abbiamo visti in lontananza, più in basso, nel versante francese. Singolare, sempre dall'alto, è la vista della strada che dal COLLE scende con una serie infinita di tornanti verso CASTERINO. Oltre i forti il sentiero si è fatto più ripido e dopo un solitario laghetto è iniziata la salita tra massi e sfasciumi. La vetta sembrava a portata di mano ma per arrivare la salita è stata ancora lunga e solo alle 12 siamo arrivati alla croce. Non eravamo soli, c'era anche un gruppo di frati e sacerdoti dell'Eremo del Deserto di Varazze. Piacevole sosta al sole per il pranzo e vista sulla VALLE DELLE MERAVIGLIE, ARGENTERA, MATTO, FRISON, GARBELLA. Dopo la foto di gruppo alle 13 ci siamo avviati per il ritorno e abbiamo seguito la bella mulattiera militare costruita su un'ardita massicciata. Il tempo ha tenuto e tranquillamente siamo arrivati alle auto poco prima delle 16. Una bella gita panoramica e senza difficoltà.

A sinistra la vetta della Rocca dell'Abisso fotografata poco sopra al Colle di Tenda. I rododendri (peccato che erano ormai alla fine della fioritura) ci hanno accompagnato nel percorso.
A sinistra la vetta della Rocca dell'Abisso fotografata poco sopra al Colle di Tenda. I rododendri (peccato che erano ormai alla fine della fioritura) ci hanno accompagnato nel percorso.
La suggestiva strada che dal Colle di Tenda scende nel versante francese a Casterino
Il gruppetto ammira il Fort de Jaure, imponente e suggestivo.
Il laghetto sotto la Rocca dell'Abisso. Oltre questo  la salita si fa più ripida. In questo laghetto, in realtà più grande di quello che si può vedere in foto e circondato da chiazze di neve residua, un religioso del gruppetto che abbiamo incontrato in vetta ha nuotato.
La suggestiva strada che dal Colle di Tenda scende nel versante francese a Casterino
Il gruppetto ammira il Fort de Jaure, imponente e suggestivo.
Il laghetto sotto la Rocca dell'Abisso. Oltre questo la salita si fa più ripida. In questo laghetto, in realtà più grande di quello che si può vedere in foto e circondato da chiazze di neve residua, un religioso del gruppetto che abbiamo incontrato in vetta ha nuotato.
       
La vetta della cima Bertrand incorniciata da un arco di tronchi il 30 giugno 2005

CIMA BERTRAND e CIMA MISSUN dall'area pic nic Giannetto di Upega

30 giugno 2005 - Gianni, Franca, Paolo, Dino, Bruno, Giorgio

Tempo discreto: Sole al mattino, un pò di nuvole al pomeriggio.

Oltrepassata UPEGA abbiamo lasciato le auto nell'area pic nic Giannetto proprio al confine tra la provincia di Cuneo e quella di Imperia. Qui inizia la traccia di sentiero, non sempre ben marcata, che sale attraverso il bosco di larici delle NAVETTE. Abbiamo notato una nuova sterrata che raggiunge con larghi tornanti la strada, sempre sterrata, proveniente da MONESI. Noi abbiamo seguito il sentiero, spesso interrotto dalla nuova strada, fino a raggiungere la sterrata di MONESI. Superata questa siamo arrivato in breve tempo (9 e 45) alla COLLA ROSSA. Mai nome è stato più azzeccato: il terreno è formato da sfasciumi di roccia rossa simile, nella struttura, all'ardesia. Oltre la COLLA ROSSA abbiamo piegato a destra e, tenendoci sul versante francese poco sotto il filo di cresta, alle 10 e 30 siamo arrivati in vetta. Poco vento e buona visibilità sulle ALPI LIGURI e MARITTIME, dal PIZZO D'ORMEA al MARGUAREIS, dal BEGO all'ARGENTERA. Anche il CLAPIER, il GELAS e la MALEDIA erano bene in vista. Poi nuvole e foschia, solo il VISO in evidenza. Foto e sosta pranzo anticipata fino alle 11 e 20 quando siamo discesi e tornati alla COLLA ROSSA e abbiamo poi proseguito, tra rododendri e larici, sino alla CIMA MISSUN che abbiamo raggiunto alle 13. Buona, anche se parziale, la vista sul SACCARELLO. Suggestiva la balconata a precipizio sul versante francese. Dalla MISSUN abbiamo visto BRIGA e dalla BERTRAND TENDA. Tra i banchi di nebbia che si avvicinavano siamo tornati ancora una volta alla COLLA ROSSA per scendere poi verso l'area pic nic dove avevamo lasciato le auto. Alle 15 e 45 abbiamo concluso questa bella gita tranquilla in mezzo a tanto verde e tanti fiori.

La vetta della cima Bertrand incorniciata da un arco di tronchi il 30 giugno 2005
Salendo alla cima Bertrand il 30 giugno 2005
Rododendri ancora fioriti poco sotto la vetta della Bertrand (versante francese)
Dopo la Bertrand siamo saliti anche sulla cima Missun. Ecco la croce. 30 giugno 2005.
Salendo alla cima Bertrand il 30 giugno 2005
Rododendri ancora fioriti poco sotto la vetta della Bertrand (versante francese)
Dopo la Bertrand siamo saliti anche sulla cima Missun. Ecco la croce. 30 giugno 2005.
       

M. CHABERTON da Clavière

15 settembre 2005 - Gianni, Franca, Dino, Paolo, Renato, Mino, Giorgio

Giornata splendida. Sole caldo ed ottima visibilità.

Siamo partiti da Clavière alle 8,30. Il sentiero inizia nei pressi di una seggiovia poco prima del confine italo-francese, segue il corso del torrente e sale fino ad un grande pianoro sormontato dall'imponente mole dello CHABERTON. Poi svolta a destra per inerpicarsi sul ripido fino al COLLE DELLO CHABERTON a 2671 m. di quota. Qui abbiamo fatto una breve sosta e ammirato la VAL DI SUSA. Dopo non ci è rimasto che proseguire sulla comoda mulattiera che porta in cima alla montagna. Qui si è presentato ai nostri occhi uno spettacolo inaspettato: lunghe schiere, perfettamente allineate, di soldati che scendevano dallo CHABERTON. Pantaloni mimetici, giacca a vento leggera, grosso zaino e bastoncini. Erano suddivisi in compagnie e c'erano tante soldatesse, anche molto carine. Siamo arrivati in vetta, dalle otto torri, alle 12,30. Stupendo panorama: DELFINATO, THABOR, BIANCO, ROCCIAMELONE e poi tutta la VAL DI SUSA con gli impianti per le prossime olimpiadi invernali. A sud la cresta sommitale del VISO. A sud ovest la conca di BRIANCON. Alle 13,30 abbiamo iniziato la discesa e siamo rientrati alle auto alle 16 e 45.

Schiere di soldati scendono dallo Chaberton. Sono quasi 500.
Schiere di soldati scendono dallo Chaberton. Sono quasi 500.
C'è anche una compagnia di soldatesse. Alcune sono molto carine.
Vista sul Delfinato. Tutta la gita è in territorio francese.
Le otto torri in vetta allo Chaberton
C'è anche una compagnia di soldatesse. Alcune sono molto carine.
Vista sul Delfinato. Tutta la gita è in territorio francese.
Le otto torri in vetta allo Chaberton
       
Un "termine", cioè un confine che delimita un territorio. Sono 13 i termini tra il passo dei Due Santi e la Foce dei Tre Confini. 1828 è l'anno di questo termine. Al passo dei Tre Confini la data è il 1780.

M. GOTTERO dal passo dei Due Santi

22 settembre 2005 - Gianni, Franca, Mino, Paolo, Carlo, Giorgio, Bruno, Renato, Tonino, Enrico, Dino

Tempo discreto. Sole e folate di nebbia in quota. Al mattino molto freddo.

Siamo partiti alle 8,30 dal centro sciistico di ZUM ZERI che è situato su un'ampia spianata circondata dai faggi. All'inizio il tracciato dell'ALTA VIA segue l'ampia pista che sale verso ponente. Poi l'itinerario segue fedelmente l'antica strada dei "TERMINI" così chiamata per i cippi di confine numerati da 13 a 1. Il numero 1 è posto alla FOCE DEI TRE CONFINI. Ogni cippo in pietra porta lo stemma del DUCATO DI PARMA e la data del 1828. Nel cippo n. 1 è anche indicata la data del 1780. Insomma abbiamo utilizzato una strada ricca di storia che si snoda sempre in quota ora in costa ora sui crinali tondeggianti dei M.TECCHIONE-PITONE-PRATO. Tra un monte e l'altro dolci declivi e colli anche importanti per le comunicazioni di una volta come quello del FOCETTO al crocevia della strada ADELANO-ALBARETO. Il tutto sempre all'interno di stupendi boschi di faggio. Ogni tanto qualche scorcio panoramico verso il mare con parziale vista di APUANE-ELBA-GORGONA-VERSILIA-GOLFO DELLA SPEZIA. Ma la visibilità non era granchè con nuvole sparse sia sui monti che sul mare. I veri protagonisti della gita sono stati i funghi. Quasi tutti ne hanno trovato ed è stata una gradita sorpresa. Sul GOTTERO siamo arrivati alle 12,30 e dopo la sosta per il pranzo in compagnia di un escursionista di Varese alle 13,30 siamo ripartiti per lo stesso percorso dell'andata. Alle 17,10 siamo arrivati alle auto. Una bella gita in ambiente un pò diverso dal solito che ci ha permesso di conoscere uno dei tratti più interessanti dell'ALTA VIA DEI MONTI LIGURI.

Un "termine", cioè un confine che delimita un territorio. Sono 13 i termini tra il passo dei Due Santi e la Foce dei Tre Confini. 1828 è l'anno di questo termine. Al passo dei Tre Confini la data è il 1780.
Centinaia di funghi rossi nel bosco. Per fortuna c'era anche qualche porcino...
Scendiamo per tornare al passo dei Due Santi. Una leggera nebbia ci ha accompagnato per tutta la gita.
Il panorama dell'Appennino. Il mare si confonde con il cielo. Se fosse limpido si potrebbero vedere le isole.
Centinaia di funghi rossi nel bosco. Per fortuna c'era anche qualche porcino...
Scendiamo per tornare al passo dei Due Santi. Una leggera nebbia ci ha accompagnato per tutta la gita.
Il panorama dell'Appennino. Il mare si confonde con il cielo. Se fosse limpido si potrebbero vedere le isole.
       

ALPE DI SUCCISO dal passo del Lagastrello

27 ottobre 2005 - Gianni, Franca, Paolo, Dino, Giuliano, Franco, Renato, Giovanni, Carlo, Giorgio, Mino

Le previsioni davano tempo buono. Però, arrivati al LAGASTRELLO, abbiamo trovato un bel nebbione. Non si vedeva neppure il lago. Parcheggiate le macchine al di là del maestoso ponte che sovrasta la diga del LAGO PADULI, alle 8,15 ci siamo messi in cammino seguendo i segni dell'itinerario che conduce al RIF. SARZANA sul LAGO DI M. ACUTO. Veloce sgroppata tra la faggeta ormai completamente spoglia e già in veste invernale e un pò prima delle 10 siamo arrivati al RIFUGIO. Bello il lago sovrastato dal M. ACUTO. Qui è iniziato il tratto più tormentato della gita. La nebbia notturna che nel frattempo si era dileguata aveva lasciato il terreno completamente bagnato tanto da rendere faticoso l'attraversamento di uno sfasciume di grossi sassi morenici e la discesa nel vallone dei GHIACCIONI, ripida e scivolosa. Siamo poi risaliti verso il PASSO DI PIETRATAGLIATA che domina l'imponente circo glaciale del versante NORD OVEST dell'ALPE DI SUCCISO e, dopo essere arrivati al PASSO alle 12, abbiamo proseguito verso la vetta che abbiamo raggiunto alle 12,45. Giovanni non stava bene e con Paolo si è fermato poco sotto la vetta a riposare un pò. La sosta per il pranzo al tiepido sole autunnale è stata piacevole. Buon panorama su ORSARO, MARMAGNA, MALPASSO ad ovest, VENTASSO, CUSNA, PRADO, LA NUDA ad est. Più lontani il CIMONE, il GIOVO, il RONDINAIO. Ben visibili le APUANE. Nubi e nebbia invece sulle ALPI, foschia al mare. Alle 13,30 siamo ripartiti per lo stesso percorso della salita. Breve sosta al RIFUGIO e veloce camminata fino alle auto dove siamo arrivati alle 17,45. Abbiamo anche potuto vedere, libero dalla nebbia, il grande lago e la massiccia diga che lo trattiene.

Dal mare di nuvole emerge il Ventasso
Dal mare di nuvole emerge il Ventasso
Il monte Acuto si rispecchia nel lago omonimo
Franco si diverte sulla cresta al passo di Pietratagliata
In vetta all'Alpe di Succiso - 27 ottobre 2005
Il monte Acuto si rispecchia nel lago omonimo
Franco si diverte sulla cresta al passo di Pietratagliata
La Madonnina in vetta all'Alpe di Succiso
       
Dal Carmo di Loano si possono ammirare il Pizzo d'Ormea, il Mongioie, l'Antoroto, il Mondolè - 25 novembre 2005

M. CARMO DI LOANO da Boissano

24 novembre 2005 - Chiara, Giuliano, Cesare, Paolo, Dino, Giovanni, Giorgio, Franco, Bruno, Tonino, Mino, Gianni, Franca

Al mattino tempo incerto con cielo velato. Poi via via deciso miglioramento anche se il protagonista è stato il freddo: in vetta eravamo a -5. Siamo partiti alle 7,30 e la prima piacevola sorpresa è stata la scoperta di BOISSANO, posto in posizione panoramica e perfettamente in ordine: case ristrutturate, strade pulite, giardini, orti. L'itinerario contrassegnato da un X rossa sale dolcemente su pendii esposti a sud-ovest con ampi spazi destinati al pascolo e ruderi di vecchie costruzioni in pietra. Superate le pendici del M. RAVINET si arriva alla CASA DEL FO. Il panorama è sempre grandioso: da BERGEGGI alla GALLINARA, dalle rocce delle montagne al mare. Il sentiero diventa spesso tortuoso e i segni non sono sempre ben marcati. Bisogna quindi fare un pò di attenzione anche in una giornata senza nebbia come quella di oggi, specialmente nell'ultimo tratto, prima del RIFUGIO M. CARMO. Alle 11,30 siamo arrivati alla CROCE di vetta e immediatamente, dopo le foto di rito, siamo scesi al RIFUGIO "AMICI DEL M. CARMO" dove abbiamo acceso la stufa e fatto sosta per il pranzo. Alle 12,45 siamo ripartiti per lo stesso itinerario della salita. Dal Carmo abbiamo potuto ammirare un buon panorama sulle ALPI LIGURI, bianche di neve e sempre suggestive, sul MONVISO e, a ponente, su ROCCA BARBENA, CASTELL'ERMO, GALERO, ARMETTA. La discesa è stata una tranquilla camminata interrotta da brevi soste a ridosso delle antiche costuzioni in pietra già ricordate. Alle 16 abbiamo concluso la nostra gita: davvero bella.

Panorama dalla vetta sulle Alpi Liguri appena imbiancate dalla neve: da sinistra Pizzo d'Ormea, Mongioie, Antoroto
L'isola della Gallinara, nera nel controluce, fotografata dalla vetta.
L'isola della Gallinara, nera nel controluce, fotografata dalla vetta.
In vetta al Monte Carmo. Sullo sfondo le Alpi Liguri.
Il pranzo nel rifugio Amici del M. Carmo, al riparo del vento gelido della vetta.
La piana di Loano e il mare, scendendo. Sembra di essere su di un balcone.
In vetta al Monte Carmo. Sullo sfondo le Alpi Liguri.
Il pranzo nel rifugio Amici del M. Carmo, al riparo del vento gelido della vetta.
La piana di Loano e il mare, scendendo. Sembra di essere su di un balcone.
       

M. TREGGIN, ROCCA GRANDE E PORCILE da Bargone

1 dicembre 2005 - Gianni, Franca, Paolo, Dino, Renato, Mino, Cesare, Giorgio, Giovanni, Bruno, Tonino, Gian Luigi, Dino

Gran bella gita in una giornata di sole. Aria frizzante e solo un pò di vento gelido in quota.

Siamo partiti da BARGONE alle 7,45 e con una veloce salita abbiamo raggiunto alle 9 il M. TREGGIN (segno X rosso). Da qui abbiamo ammirato il panorama sulle APUANE, ISOLA D'ELBA, GORGONA e MARITTIME. Suggestiva la cresta dello ZATTA bianco di neve. Poi abbiamo proseguito fino al ROCCA GRANDE, bella cima rocciosa che abbiamo raggiunto alle 10 sempre seguento il segno X rosso. Al PASSO DEL BOCCO DI BARGONE lo spessore della neve si è fatto consistente e la traversata fino ai piedi del PORCILE ci ha impegnati un pò. La salita dalla strada che circonda quasi la base del monte è stata faticosa per via della neve alta in cui si sprofondava fino al ginocchio e in vetta siamo arrivati alle 12,35. Il vento gelido ci ha costretti ad un veloce dietro front e dalle antenne sotto la vetta abbiamo fatto sosta fino alle 13,45. Una veloce discesa ci ha portati fino al PASSO DEL BOCCO. Qui, anzichè seguire la strada a sinistra che porta a BARGONE siamo scesi direttamente nel vallone seguendo la traccia del sentiero, invisibile per la neve e segnato da un triangolo rosso, anche questo cancellato dalla neve. Abbiamo così sbagliato e dopo essere scesi parecchio ci siamo ritrovati in un bosco pieno di rovi. Siamo così risaliti fino alla strada sterrata che scende dal BOCCO e qui finalmente abbiamo seguito la strada e raggiunto BARGONE alle 17,30 ormai al buio.

Il contrasto della neve col mare in questa bella gita al Treggin, Rocca Grande e Porcile
Il monte Porcile bianco di neve
Il monte Porcile sullo sfondo
Il contrasto della neve col mare in questa bella gita al Treggin, Rocca Grande e Porcile
Il monte Porcile bianco di neve
Il monte Porcile sullo sfondo
       
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