Escursionismo in Liguria

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di Franca Caluzzi e Stefano Gandolfo
 
Diario 2008
 
Dino e Gianpiero hanno già deciso di abbandonarci  e si avviano verso Case del Romano. Paolo, dietro, ha sentito parlare di polenta e ci ha abbondonati anche lui.

M. CARMO da Caprile

17 gennaio 2008 - Bruno, Chiara, Renato, Gianni, Franca, Paolo, Dino, Gianpiero

Bella giornata di sole e qualche nuvoletta innocua.

A CAPRILE non c'era neve e i monti sembravano spogli. Tanto da indurci in tentazione di lasciare le ciaspole in auto. Ma la neve c'era e ci ha accompagnato durante tutta l'escursione. La poca pioggia del giorno prima l'aveva trasformata in zucchero, crostosa a tratti, più soffice in altri, ma sempre bella. Partiti alle 8,15 abbiamo seguito il triangolo giallo che porta all'ANTOLA, così, tanto per allungare il percorso. L'abbiamo allungato tanto che solo alle 10,30 eravamo al colletto e alle 11 alle TRE CROCI. A questo punto Dino e Gianpiero, già paghi per la ciaspolata, hanno deciso di fermarsi a CASE DEL ROMANO e Paolo, che pago non era ma ha sentito parlare di polenta, li ha seguiti. Noi abbiamo proseguito e alle 12,30 siamo arrivati a CAPANNE CARREGA dove un bel cane lupo si è aggregato: il CARMO splendeva al sole completamente immacolato. Alle 13,20 abbiamo raggiunto la sua croce, candida di neve, ma il vento ci ha impedito di ammirare con calma lo splendido panorama sulla cerchia delle Alpi e verso il mare. Per mettere qualcosa sotto i denti e rifocillare il cane siamo così scesi fino al limitare del bosco, dove gli alberi carichi di neve splendevano al sole. Erano le 13,45. Alle 14,15 via, perchè i nostri amici ci aspettavano e soprattutto perchè a gennaio il buio arriva presto: alle 16,20 eravamo di nuovo alle TRE CROCI e alle 17,15 a CAPRILE. Stanchi e soddisfatti abbiamo salutato il cane, lui sì davvero instancabile.

Dino e Gianpiero hanno già deciso di abbandonarci e si avviano verso Case del Romano. Paolo, dietro, ha sentito parlare di polenta e ci ha abbondonati anche lui.
Noi invece proseguiamo instancabili. Alla nostra sinistra  il monte Carmo.
Stiamo raggiungendo la vetta. Con noi il cane lupo.
La neve di ieri si è posata sulla galaverna che già copriva la croce: così sembra immersa in una candida glassa.
Noi invece proseguiamo instancabili. Alla nostra sinistra il monte Carmo.
Stiamo raggiungendo la vetta. Con noi il cane lupo.
La neve di ieri si è posata sulla galaverna che già copriva la croce: così sembra immersa in una candida glassa.
Pochissimi in questa immagine sulla vetta: Chiara è già scappata per il vento, il cane gioca ... ed io fotografo.
Sotto di noi  le nuvole coprono le depressioni del terreno e laggiù la cerchia alpina splende nel cielo azzurro.
Abbiamo lasciato la cima e siamo scesi al limitare del bosco. Seduti  sui bastoncini o sulle ciaspole mangiamo i nostri panini. Tra poco ci infileremo tra gli alberi carichi di neve che qualche refolo di vento farà  scendere  sulle nostre teste.
Pochissimi in questa immagine sulla vetta: Chiara è già scappata per il vento, il cane gioca ... ed io fotografo.
Sotto di noi le nuvole coprono le depressioni del terreno e laggiù la cerchia alpina splende nel cielo azzurro.
Abbiamo lasciato la cima e siamo scesi al limitare del bosco. Seduti sui bastoncini o sulle ciaspole mangiamo i nostri panini. Tra poco ci infileremo tra gli alberi carichi di neve che qualche refolo di vento farà scendere sulle nostre teste.
     

M. CARMO DI LOANO da Boissano

24 gennaio 2008 - Paolo, Bruno, Tonino, Mino, Renato, Chiara, Cesare, Franco & Franca, Gianni, Franca

Erano le 8,05 quando siamo partiti da Boissano con tempo splendido e temperatura mite. Abbiamo attraversato questo suggestivo borgo adagiato sulla collina che digrada lentamente verso il mare, abbiamo superato la chiesetta di S. PIETRINO e nel bosco sulle pendici del MONTE CIAZZALUNGA abbiamo incontrato le prime chiazze di neve. Qui inizia un panoramico "traverso" con le ALPI LIGURI in bella vista: le cime del SACCARELLO-MONGIOIE-PIZZO D'ORMEA-ANTOROTO scintillavano al sole bianchissime. Finito il "traverso" inizia la zona dei boschetti che ci ha impegnato non poco. La neve infatti aveva cancellato i segni e alzato il livello del terreno così che i rami hanno ostacolato la nostra marcia. La vetta del MONTE CARMO era sulla nostra sinistra e dopo l'ultima salita finale l'abbiamo raggiunta: un panorama stupendo che a levante arrivava sino alle APUANE. Erano le 12,30. Poco sotto la vetta e al riparo delle roccette abbiamo consumato il nostro pranzo e alle 13,30 con una veloce discesa abbiamo raggiunmto il RIFUGIO M. CARMO. Ancora neve nel bosco e poi giù fino ad incontrare i prati caldi e soleggiati e di nuovo la chiesetta di S. PIETRINO con la vista di Loano adagiata sul mare e infine il borgo e la bella chiesa di BOISSANO. Erano le 16,50 quando abbiamo concluso questa bella escursione.

Salendo verso il Carmo di Loano  si possono ammirare le cime del Saccarello, del Mongioie, del Pizzo d'Ormea, dell'Antoroto che scintillano al sole bianchissime.
Siamo in vetta al Carmo di Loano, in una giornata splendida
Ecco la grande croce del Carmo di Loano e, appena visibili, le cime bianchissime delle Alpi Liguri.
Salendo verso il Carmo di Loano si possono ammirare le cime del Saccarello, del Mongioie, del Pizzo d'Ormea, dell'Antoroto che scintillano al sole bianchissime.
Siamo in vetta al Carmo di Loano, in una giornata splendida
Ecco la grande croce del Carmo di Loano e, appena visibili, le cime bianchissime delle Alpi Liguri.

Il rifugio M. Carmo e, appena visibile a destra del tetto, la croce della vetta.

Siamo sulla via del ritorno. Tra poco ci infileremo nel bosco.

La chiesetta di S. Pietrino. Sotto, Loano e il mare.

Il rifugio M. Carmo e, appena visibile a destra del tetto, la croce della vetta.
Siamo sulla via del ritorno. Tra poco ci infileremo nel bosco.
La chiesetta di S. Pietrino. Sotto, Loano e il mare.
     

M. PENNA dal Passo del Bocco

7 febbraio 2008 - Paolo, Bruno, Gianpiero, Renato, Chiara, Angela, Franca & Franco, Mino, Roby, Gianni, Franca

Già il viaggio ci ha riservato una sorpresa. Poco prima di arrivare al Passo del Bocco abbiamo visto la CORSICA tanto nitida come forse non ci era mai capitato. Un buon auspicio. Alle 8,20 ci siamo messi in cammino dal solito parcheggio al Passo dei Ghiffi. Superati alcuni tratti ghiacciati appena sopra la strada abbiamo proseguito la camminata in piano sino ai picchi della ROCCA DEI PORCELLETTI. Bella la crestina, resa suggestiva dalla neve, ampio il panorama sino alle APUANE. Finita la roccia abbiamo indossato le ciaspole che ci hanno risparmiato un bel pò di fatica per arrivare al PASSO DELL'INCISA prima e, dopo l'ultima salita finale, in vetta. Alle 11,35 potevamo ammirare dalla cupola della vetta che ospita la cappelletta e la grande statua della Madonna la cerchia delle ALPI MARITTIME e le APUANE. La Corsica era ancora visibile ma non ci ha offerto lo spettacolo del mattino. Alle 12,35 abbiamo abbandonato la cima e ci siamo tuffati di nuovo nel bosco su neve più morbida ma sempre divertente. Al PASSO DEI PORCELLETTI ci siamo tenuti sulla destra per non rifare le roccette dell'ALTA VIA e abbiamo seguito il quadrato giallo. Tolte le ciaspole siamo scesi velocemente fino a incontrare il sentiero dell'andata e qui ci siamo concessi una breve sosta al sole. Un'ultima fatica prima di arrivare alle auto ce lo ha riservato il ghiaccio: tanto per farci meritare questa bella gita in AVETO.

La crestina sta per terminare. Tra poco ci infileremo nel bosco.
La crestina sta per terminare. Tra poco ci infileremo nel bosco.
Ecco il Penna, solo la vetta scoperta dagli alberi. I faggi  rivestono i fianchi e disegnano una trama fitta sulla neve candida.
Lasciamo gli ultimi faggi e sbuchiamo sul pendio che conduce in vetta.
Usciti dal bosco abbiamo raggiunto la vetta. La neve è dura, il panorama bellissimo.
Ecco il Penna, solo la vetta scoperta dagli alberi. I faggi rivestono i fianchi e disegnano una trama fitta sulla neve candida.
Lasciamo gli ultimi faggi e sbuchiamo sul pendio che conduce in vetta.
Usciti dal bosco abbiamo raggiunto la vetta. La neve è dura, il panorama bellissimo.

La cappelletta in vetta al Penna e la grande statua della Madonna che guarda verso l'Emilia.

E' qui, appena sotto la vetta, che ci  fermiamo a mangiare.  Da questa parte abbiamo il mare ...

... e da quest'altra il panorama spazia sulle Alpi Marittime.
La cappelletta in vetta al Penna e la grande statua della Madonna che guarda verso l'Emilia.
E' qui, appena sotto la vetta, che ci fermiamo a mangiare. Da questa parte abbiamo il mare ...
... e da quest'altra il panorama spazia sulle Alpi Marittime.
     

M. MAGGIORASCA e GROPPO ROSSO da Rocca d'Aveto

6 marzo 2008 - Paolo, Renato, Franco, Gianni e Franca

In questi giorni è tornata la neve, asciutta, incoerente, mossa dal vento. Il vento è stato il vero protagonista di questa giornata, fortissimo in quota da non riuscire a stare in piedi e capace di trasformare una tranquilla escursione al Maggiorasca in una vera impresa. Siamo partiti alle 9 da Rocca d'Aveto con un freddo pungente e abbiamo indossato da subito le ciaspole. Abbiamo raggiunto il RIFUGIO ASTASS e, alle 10, il GROPPO ROSSO, dove il vento che spazzava la cima ci ha costretti a usare prudenza. Da qui abbiamo proseguito verso il RONCALLA per poi deviare verso il PRATO DELLA CIPOLLA dove siamo arrivati alle 11,30. Abbiamo risalito la pista da sci e sul COLLETTO tra il M. BUE e il MAGGIORASCA il vento è diventato tanto impetuoso da buttarci a terra. Incautamente abbiamo proseguito con molta fatica fino alla grande statua della Madonna della vetta e immediatamente e con altrettanta fatica siamo riusciti a tornare al colletto e a ridiscendere a PRATO DELLA CIPOLLA dove siamo arrivati alle 13. Abbiamo mangiato all'interno della CAPANNA ROSETTI, con tavola e panche imbiancati di neve polverosa. Alle 13,30, tremanti di freddo, siamo scesi velocemente con le ciaspole ai piedi e abbiamo raggiunto Rocca d'Aveto alle 14,30. A Franco, cugino di Paolo e nuovo acquisto tra gli Amici del Giovedì, Abbiamo offerto una gita all'insegna del vento e del gelo. Speriamo che la prossima ci regali un pò di primavera ...

Breve sosta al rifugio Astass per la focaccia offerta da Franco
Breve sosta al rifugio Astass per la focaccia offerta da Franco
Sulla gobba più alta del Groppo Rosso. Da questa parte è dolce ma dall'altra precipita a picco su S. Stefano d'Aveto.
Ecco come è il Groppo Rosso dalla parte di S. Stefano d'Aveto
Sulla cima del Groppo Rosso una grande nuvola vorticosa. Che vento ci sarà sul Maggiorasca?
Sulla gobba più alta del Groppo Rosso. Da questa parte è dolce ma dall'altra precipita a picco su S. Stefano d'Aveto.
Ecco come è il Groppo Rosso dalla parte di S. Stefano d'Aveto
Sulla cima del Groppo Rosso una grande nuvola vorticosa. Che vento ci sarà sul Maggiorasca?
Eccolo il Maggiorasca, e alla sua  sinistra il monte Bue. Sopra una nuvola minacciosa di vento.
Prato della Cipolla e la Capanna Rosetti. Sullo sfondo il monte Bue. Da qui siamo risaliti lungo la pista da sci sulla destra, abbiamo raggiunto il colletto e poi il Maggiorasca che è più a destra.
Questa è l'ultima foto che siamo riusciti a scattare. La vetta del Maggiorasca è vicinissima ma il vento è davvero tremendo.
Eccolo il Maggiorasca, e alla sua sinistra il monte Bue. Sopra una nuvola minacciosa di vento.
Prato della Cipolla e la Capanna Rosetti. Sullo sfondo il monte Bue. Da qui siamo risaliti lungo la pista da sci sulla destra, abbiamo raggiunto il colletto e poi il Maggiorasca che è più a destra.
Questa è l'ultima foto che siamo riusciti a scattare. La vetta del Maggiorasca è vicinissima ma il vento è davvero tremendo.

M. DUBASSO e M. ARMETTA da Madonna del Lago

13 marzo 2008 - Stefano, Franco, Paolo, Angela, Chiara, Franco & Franca, Renato, Giorgio, Bruno, Tonino, Gianni e Franca

Finalmente bel tempo! Sole, caldo, neve bella e soprattutto niente vento. Alle 8 e 45 siamo partiti da Madonna del Lago per salire il vallone del RIO CROSO. In quota abbiamo incontrato la prima neve e tra neve e sassi abbiamo raggiunto verso le 10,30 la cima del DUBASSO. Dopo una breve sosta abbiamo ripreso il cammino sull'invitante altopiano che scende dolcemente al colletto, abbiamo attraversato il prato innevato di Cà del Cian e affrontato la salita che porta all'ARMETTA. Alle 12,15 ci stringevamo la mano in vetta, con un pensiero a Dino e Giovanni che sicuramente avrebbero voluto essere con noi e a Mino che in questo momento si trova, beato lui, in Patagonia. Stupendo panorama su SACCARELLO, MISSUN, BERTRAND, ARGENTERA e, più vicini, MONGIOIE, PIZZO D'ORMEA, ANTOROTO. Di fronte il GALERO. Alle 13,30 abbiamo lasciato con dispiacere la vetta e siamo discesi. Superata Cà del Cian e raggiunto il colletto abbiamo svoltato a destra e sempre per neve abbiamo raggiunto il laghetto artificiale e poi la sterrata. Con una veloce discesa tra sterrata e sentiero siamo arrivati a MADONNA DEL LAGO alle 15,30.

Sul Dubasso ci concediamo una breve sosta
Sul Dubasso ci concediamo una breve sosta
Dal Dubasso possiamo ammirare il Pizzo d'Ormea, a sinistra, e l'Antoroto, a destra
Da oltre mezz'ora abbiamo lasciato Cà del Cian e ci stiamo avvicinando all'Armetta. Il tempo di uno scatto a Franco, Paolo, Gianni e Stefano e via.
Cielo azzurro, temperatura primaverile, neve bella: è un piacere camminare
Dal Dubasso possiamo ammirare il Pizzo d'Ormea, a sinistra, e l'Antoroto, a destra
Da oltre mezz'ora abbiamo lasciato Cà del Cian e ci stiamo avvicinando all'Armetta. Il tempo di uno scatto a Franco, Paolo, Gianni e Stefano e via.
Cielo azzurro, temperatura primaverile, neve bella: è un piacere camminare
Questa volta, a essere immortalati, sono Bruno, Franca e Franco
Stretta di mano in vetta all'Armetta
La foto di gruppo non poteva mancare. il fotografo è Bruno.
Questa volta, a essere immortalati, sono Bruno, Franca e Franco
Stretta di mano in vetta all'Armetta
La foto di gruppo non poteva mancare. il fotografo è Bruno.
Il cippo di vetta dell'Armetta. Sullo sfondo, a sinistra, il Pizzo d'Ormea
Angela, tra i primissimi ad arrivare in vetta, si riposa accanto al cippo. Alle sue spalle il Pizzo d'Ormea.
La gita sta per concludersi. Dietro la sagoma del Castellermo si può già vedere la piana di Albenga.
Il cippo di vetta dell'Armetta. Sullo sfondo, a sinistra, il Pizzo d'Ormea
Angela, tra i primissimi ad arrivare in vetta, si riposa accanto al cippo. Alle sue spalle il Pizzo d'Ormea.
La gita sta per concludersi. Dietro la sagoma del Castellermo si può già vedere la piana di Albenga.

 M. SACCARELLO da Monesi

3 aprile 2008 - Gianni, Franca, Stefano, Paolo, Maurizio, Giorgio, Renato, Chiara, Franco & Franca

Stefano e, sullo sfondo, i monti della Val Tanaro: Saline, Mongioie, Bric Connoia, Pizzo d'Ormea
I primi salgono dritti anzichè spostarsi verso destra. Sbagliando  ci ritroveremo spostati rispetto al Saccarello e dovremo attraversare qualche tratto difficoltoso.
Chi ha le ciaspole, chi i ramponi, chi niente come Giorgio
Stefano e, sullo sfondo, i monti della Val Tanaro: Saline, Mongioie, Bric Connoia, Pizzo d'Ormea
I primi salgono dritti anzichè spostarsi verso destra. Sbagliando ci ritroveremo spostati rispetto al Saccarello e dovremo attraversare qualche tratto difficoltoso.
Chi ha le ciaspole, chi i ramponi, chi niente come Giorgio
Stefano sembra minuscolo ai piedi della grande statua del Redentore
In vetta al Saccarello. Mancano Franco & Franca che, senza ramponi, hanno rinunciato
Il mare dal Saccarello
Stefano sembra minuscolo ai piedi della grande statua del Redentore
In vetta al Saccarello. Mancano Franco & Franca che, senza ramponi, hanno rinunciato
Il mare dal Saccarello
La val Roja dalla vetta del Saccarello
Il gruppo del Saccarello
In discesa. Stefano e Paolo osservano il crinale e il Frontè che Renato avrebbe voluto raggiungere
La val Roja dalla vetta del Saccarello
Il gruppo del Saccarello
In discesa. Stefano e Paolo osservano il crinale e il Frontè che Renato avrebbe voluto raggiungere
     

M. TORAGGIO dal Colle della Melosa

19 giugno 2008 - Gianni, Franca, Paolo, Cesare, Giorgio, Renato

 

Il rifugio Allavena al Colle della Melosa, base di partenza per il Toraggio
Il versante francese,  versante ovest del Toraggio, è ricco di larici, di un verde tenero in questa stagione
Il Toraggio, parzialmente coperto dalle nuvole
Il rifugio Allavena al Colle della Melosa, base di partenza per il Toraggio
Il versante francese, versante ovest del Toraggio, è ricco di larici, di un verde tenero in questa stagione
Il Toraggio, parzialmente coperto dalle nuvole
Le rocce del Toraggio sopra di noi
Il fiore della peonia, piuttosto raro da incontrare e che qui sul Toraggio abbiamo potuto ammirare numeroso
In vetta si consulta la carta per scegliere l'itinerario di discesa: da dove siamo saliti o sul versante opposto che non conosciamo?
Le rocce del Toraggio sopra di noi
Il fiore della peonia, piuttosto raro da incontrare e che qui sul Toraggio abbiamo potuto ammirare numeroso
In vetta si consulta la carta per scegliere l'itinerario di discesa: da dove siamo saliti o sul versante opposto che non conosciamo?
Foto di rito in vetta. In piedi da sinistra Paolo, Renato, Giorgio e Cesare. Accucciato, Gianni.
Siamo scesi dalla via di salita. Dietro di noi le balze di roccia del Toraggio
La cartina della zona del Toraggio
Foto di rito in vetta. In piedi da sinistra Paolo, Renato, Giorgio e Cesare. Accucciato, Gianni.
Siamo scesi dalla via di salita. Dietro di noi le balze di roccia del Toraggio
La cartina della zona del Toraggio
Sul sentiero degli Alpini, che taglia il fianco est del monte ed è sul versante italiano.  Davanti a me cammina Cesare
Ancora il sentiero degli Alpini. In primo piano Giorgio.
Siamo alla Gola dell'Incisa. Qui c'è il confine e noi stiamo tornando sul versante francese.
Sul sentiero degli Alpini, che taglia il fianco est del monte ed è sul versante italiano. Davanti a me cammina Cesare
Ancora il sentiero degli Alpini. In primo piano Giorgio.
Siamo alla Gola dell'Incisa. Qui c'è il confine e noi stiamo tornando sul versante francese.
     

CIMA DI NASTA da Pian della Casa (Terme di Valdieri)

8 agosto 2008 - Gianni, Franca, Stefano

Siamo partiti da PIAN DELLA CASA, sopra TERME DI VALDIERI, alle 8,40. La salita al RIF. REMONDINO l'abbiamo fatta quasi di corsa: alle 10,10 stavamo mangiando la crostata al rifugio. Poi via sul ripido pendio dove la traccia di sentiero si perde spesso tra nevai e sassi. Alle 11,20 siamo arrivati al LAGO DELLA NASTA, piccolo bacino azzurro circondato da neve e ghiaccio. Poi, sempre su sfasciumi e massi morenici, ci siamo inerpicati nel canalino che conduce al COLLE DELLA FORCHETTA. Da qui è iniziata la parte più impegnativa fino alla vetta che abbiamo raggiunto alle 12,45. Il panorama sull'ARGENTERA, sul LAGO DEL CHIOTAS e sul CLAPIER-GELAS è stupendo. A picco sotto di noi il LAGO DELLA NASTA e, più in basso, il RIFUGIO REMONDINO. Sull'altro versante della VAL DI GESSO possiamo riconoscere la FREMAMORTA e il MALINVERN. Alle 13,15 abbiamo iniziato la discesa, con cautela fino al COLLE DELLA FORCHETTA, poi su sfasciumi sino al LAGO dove abbiamo sostato fino alle 14,30. Superato il COLLE BROCAN sopra il lago abbiamo ripreso la traccia di sentiero e seguito i segni che ci hanno portato, dopo una ripida e tormentata discesa, al RIFUGIO (16,10). Lungo la mulattiera che dal rifugio scende al PIAN DELLA CASA abbiamo incontrato parecchi camosci e alle 18,15 abbiamo completato questa bellissima gita nell'ambiente selvaggio della VAL DI GESSO.

Dalla Cima di Nasta abbiamo, a picco sotto di noi, il lago della Nasta. Più in quota scopriamo un altro minuscolo laghetto, azzurro di ghiacci.
Dalla Cima di Nasta abbiamo, a picco sotto di noi, il lago della Nasta. Più in quota scopriamo un altro minuscolo laghetto, azzurro di ghiacci.
Un ragazzo, salito come noi sulla cima di Nasta, ci immortala in vetta
Dalla vetta possiamo ammirare  tutte le cime della Val di Gesso. Questa è il Gelas.
Dobbiamo prestare un pò di attenzione quando scendiamo dalla vetta al Colle della Forchetta. Sotto di noi c'è il Lago del Chiotas.
Un ragazzo, salito come noi sulla cima di Nasta, ci immortala in vetta
Dalla vetta possiamo ammirare tutte le cime della Val di Gesso. Questa è il Gelas.
Dobbiamo prestare un pò di attenzione quando scendiamo dalla vetta al Colle della Forchetta. Sotto di noi c'è il Lago del Chiotas.
Abbiamo lasciato dietro di noi il Colle della Forchetta e ora scendiamo nel canale che ci riporta al Lago della Nasta
Il Lago della Nasta e la Cima di Nasta. Sulla destra il canale che porta al Colle della Forchetta
Il rifugio Remondino e, sullo sfondo, le cime dell'altro versante della Valle di Gesso: Fremamorta, Malinvern, Matto
Abbiamo lasciato dietro di noi il Colle della Forchetta e ora scendiamo nel canale che ci riporta al Lago della Nasta
Il Lago della Nasta e la Cima di Nasta. Sulla destra il canale che porta al Colle della Forchetta
Il rifugio Remondino e, sullo sfondo, le cime dell'altro versante della Valle di Gesso: Fremamorta, Malinvern, Matto

TESTA DI BRESSES dal Gias delle Mosche (Terme di Valdieri)

30 agosto 2008 - Gianni, Franca, Stefano

Alle 7,30 abbiamo lasciato il GIAS DELLE MOSCHE per risalire la vecchia strada militare che porta ai LAGHI DI FREMAMORTA. A quota 2150 abbiamo raggiunto il LAGO INFERIORE. Ci ha accolto un paesaggio di grande suggestione: acqua cristallina, bastionate rocciose che si specchiano nel lago e tanti camosci. Poco più in alto abbiamo potuto ammirare il LAGO MEDIO DI FREMAMORTA e, per ultimo, il LAGO SUPERIORE: da una parte i laghi e dalla parte opposta della Valle di Gesso l'ARGENTERA bene in vista e la Cima di Nasta. Lasciato a sinistra il sentiero per il COLLE DI FREMAMORTA ci siamo diretti a destra per inerpicarci fino al COLLE DI BRESSES. Da qui, sempre sulla destra, il sentiero prosegue tra massi e sfasciumi fino alla cresta e poi alla vetta della TESTA DI BRESSES, che abbiamo toccato alle 11,30. Il panorama a 360 gradi è davvero stupendo. La discesa sul versante opposto, iniziata tra i massi, ci ha portati alla traccia di sentiero che scende al PASSO DI TABLASSES e alla Casermetta sotto al Passo. Scendendo tra i sassi abbiamo seguito la mulattiera che svolta a sinistra nella VALLE DELLA MORTE fino a un nevaio dove il sentiero sparisce. Qualche difficoltà a ritrovare la traccia e poi abbiamo proseguito verso il VALASCO, sempre in ambiente selvaggio. In fondo al vallone ci siamo fermati a ristorarci e alle 14 abbiamo ripreso la discesa lungo la comoda mulattiera che porta al VALASCO sino al ponticello di fondo valle. Ancora una lunga camminata lungo la sterrata e alle 16 siamo arrivati a TERME DI VALDIERI dove abbiamo trovato Stefano che, più veloce di noi, aveva già recuperato l'auto al GIAS DELLE MOSCHE. Gita molto bella in ambiente selvaggio nel cuore della VAL DI GESSO.

Il Lago Superiore di Fremamorta e il Colle di Bresses
Il Lago Superiore di Fremamorta e il Colle di Bresses
Il lago Superiore di Fremamorta e, sullo sfondo, l'Argentera
Salendo verso il Colle di Bresses possiamo ammirare dall'alto i laghi di Fremamorta
Laggiù i laghi e qui la cresta rocciosa che ci porta in vetta
Il lago Superiore di Fremamorta e, sullo sfondo, l'Argentera
Salendo verso il Colle di Bresses possiamo ammirare dall'alto i laghi di Fremamorta
Laggiù i laghi e qui la cresta rocciosa che ci porta in vetta
In vetta alla Testa di Bresses
Stefano in vetta alla Testa di Bresses. Sullo sfondo la Testa di Tablasses
Il paesaggio si fa meno aspro e i primi larici colorano il grigio delle rocce. Da qui prenderemo la comoda mulattiera che porta al Valasco
In vetta alla Testa di Bresses
Stefano in vetta alla Testa di Bresses. Sullo sfondo la Testa di Tablasses
Il paesaggio si fa meno aspro e i primi larici colorano il grigio delle rocce. Da qui prenderemo la comoda mulattiera che porta al Valasco

M. TREGGIN, M. CASAGRANDE, M. PORCILE da Bargone

27 novembre 2008 - Cesare D., Gianni, Franca, Paolo, Bruno, Renato, Giovanni, Mino, Angela, Chiara, Franco & Franca

Dopo tre anni abbiamo ripetuto questa bella gita. Partiti da BARGONE alle 8 abbiamo seguito il segno X rosso e con una veloce e divertente salita, prima nel bosco e poi allo scoperto tra radure e roccette, alle 9 e 15 siamo arrivati in vetta al M. TREGGIN. Un gruppetto (Bruno, Paolo, Angela e Cesare) è salito direttamente in "arrampicata" lungo la rocciosa cresta SUD. Bello il panorana sulle APUANE innevate e sul mare dal BRACCO a PORTOFINO. Dal TREGGIN abbiamo seguito la crestina verso la dorsale che porta al M. ROCCAGRANDE. Breve attraversata nel bosco e poi nuove roccette per arivare in cima (ore 10 e 15). Veloce discesa dal ROCCAGRANDE fino a raggiungere la sterrata dove le due comitive si sono riunite. Proseguendo lungo la sterrata abbiamo superato il PASSO DEL BOCCO DI BARGONE e siamo arrivati alle pendici SUD del PORCILE. Intanto abbiamo incontrato la prima neve: asciutta e via via più consistente. Ultima salita ed eccoci in vetta (12 e 30). Bella la vista delle APUANE e del GOTTERO. A NORD l'AIONA e il PENNA e più a OVEST la dorsale dell'Antola. Poco sotto la vetta ci siamo fermati per il pranzo e alle 13 e 30 abbiamo ripercorso lo stesso itinerario di salita fino al PASSO DEL BOCCO di BARGONE. Qui abbiamo preso il sentiero contrassegnato dal triangolo rosso, dove tre anni fa avevamo sbagliato. e che questa volta abbiamo seguito senza problemi fino a incrociare la sterrata che ci ha portato a BARGONE (16 e 30).

Il Roccagrande visto dal Treggin. Sullo sfondo spunta il monte Zatta.
Il Roccagrande visto dal Treggin. Sullo sfondo spunta il monte Zatta.
Dal Treggin scendiamo la cresta rocciosa che ci porta verso il Roccagrande
Il Porcile dal passo del Bocco di Bargone
Al passo del Bocco di Bargone: Cesare, Gianni, Giovanni, Paolo, Franca & Franco
Dal Treggin scendiamo la cresta rocciosa che ci porta verso il Roccagrande
Il Porcile dal passo del Bocco di Bargone
Al passo del Bocco di Bargone: Cesare, Gianni, Giovanni, Paolo, Franca & Franco
Il monte Zatta, spoglio nel versante sud, con la chioma di alberi che spuntano appena dalle creste e che ricoprono per intero i fianchi nord.
Il monte Gottero. A sinistra si intravvedono le quattro pale eoliche al passo della Cappelletta
Eccoci arrivati alla croce del Porcile
Il monte Zatta, spoglio nel versante sud, con la chioma di alberi che spuntano appena dalle creste e che ricoprono per intero i fianchi nord.
Il monte Gottero. A sinistra si intravvedono le quattro pale eoliche al passo della Cappelletta
Eccoci arrivati alla croce del Porcile
Il monte Verruga dalla vetta del Porcile
In vetta al Porcile. Da sinistra Cesare, Chiara, Mino, Angela, Giovanni, Renato,  Franco, Franca, Paolo, Bruno
In discesa, nei pressi del passo del Bocco di Bargone
Il monte Verruga dalla vetta del Porcile
In vetta al Porcile. Da sinistra Cesare, Chiara, Mino, Angela, Giovanni, Renato, Franco, Franca, Paolo, Bruno
In discesa, nei pressi del passo del Bocco di Bargone
   

M. BUE E M. MAGGIORASCA da Rocca d'Aveto

19 dicembre 2008 - Stefano, Gianni

Il tempo è splendido e la neve tanta come non si vedeva da anni. Quando siamo partiti da ROCCA D'AVETO alle 10 le ruspe stavano togliendo la neve dal piazzale. Abbiamo seguito i segni (triangolo vuoto giallo e rombo giallo) che portano al PRATO DELLA CIPOLLA. La neve è andata via via aumentando, neve stupenda, farinosa, asciutta, ideale per le ciaspole. Il vero problema si è subito presentato: il bosco. Dove ci sono gli alberi, piegati dalla neve, diventa difficile passare. AL PRATO DELLA CIPOLLA abbiamo trovato gli operai che stavano togliendo la neve intorno al nuovo rifugio. Tra pochi giorni ci sarà l'inaugurazione della nuova seggiovia che da Rocca d'Aveto sale fin qui. Noi abbiamo proseguito subito a sinistra del rifugio verso la dorsale che porta al M. BUE. Arrivati sul crinale siamo scesi facendo una lunga e faticosa deviazione verso destra che ci ha portato fuori strada. Questo perchè avremmo voluto salire al MONTE NERO. Tornati sulla giusta dorsale abbiamo poi rinunciato: troppa neve e troppo ripido per le ciaspole. Dietro front e via verso il MAGGIORASCA, dopo la lunga salita al M. BUE, la traversata e la salita finale fino al pianoro sommitale. Alle 13 e 30 siamo in vetta e possiamo godere di una bellissima vista sulle APUANE e sull'APPENNINO TOSCO EMILIANO. Con una veloce discesa siamo tornati al PRATO DELLA CIPOLLA dove ci siamo fermati a mangiare(14 e 10). Alle 14 e 30 siamo ripartiti seguendo la pista battuta dal "gatto" che ci ha portato velocemente a ROCCA D'AVETO (15,30)

Al Prato della Cipolla. Dietro gli alberi spunta la Candela della Cipolla

Il Prato della Cipolla. A sinistra il monte Bue e a destra il Maggiorasca.

Il nuovissimo rifugio al Prato della Cipolla

Al Prato della Cipolla. Dietro gli alberi spunta la Candela della Cipolla
Il Prato della Cipolla. A sinistra il monte Bue e a destra il Maggiorasca.
Il nuovissimo rifugio al Prato della Cipolla
Salendo da Prato della Cipolla in direzione del Monte Nero. La Candela della Cipolla.
Inquadratura ravvicinata sulla Candela della Cipolla. I cavi di acciaio del "ponte tibetano" bianchi di neve.
Tracce di sci sulla distesa innevata
Salendo da Prato della Cipolla in direzione del Monte Nero. La Candela della Cipolla.
Inquadratura ravvicinata sulla Candela della Cipolla. I cavi di acciaio del "ponte tibetano" bianchi di neve.
Tracce di sci sulla distesa innevata
Ancora neve, tanta neve, soffice, farinosa ...
Il monte Nero
Il Monte Bue
Ancora neve, tanta neve, soffice, farinosa ...
Il monte Nero
Il Monte Bue
Tra il M. Bue, il M. Nero e il Maggiorasca che spunta appena sulla destra abbiamo ripreso il Penna e l'Aiona in lontananza. Sul pianoro innevato si possono vedere i resti di un vecchio skilift
Appena l'ho vista ho pensato. Ecco un uomo che prega, inginocchiato, un cappuccio in testa che gli scende sul viso e le mani raccolte sul grembo
Tanta neve che i bastoncini si possono piantare fino a far spuntare solo l'impugnatura. Sullo sfondo l'arco alpino.
Tra il M. Bue, il M. Nero e il Maggiorasca che spunta appena sulla destra abbiamo ripreso il Penna e l'Aiona in lontananza. Sul pianoro innevato si possono vedere i resti di un vecchio skilift
Appena l'ho vista ho pensato. Ecco un uomo che prega, inginocchiato, un cappuccio in testa che gli scende sul viso e le mani raccolte sul grembo
Tanta neve che i bastoncini si possono piantare fino a far spuntare solo l'impugnatura. Sullo sfondo l'arco alpino.
In basso c'è la radura di Prato della Cipolla. Noi siamo con le ciaspole ma qualcuno prima di noi ha disegnato queste ampie curve con gli sci.
La Madonna del Maggiorasca bianca come tutto quello che la circonda
La nuova seggiovia che collega Rocca d'Aveto con il Prato della Cipolla
In basso c'è la radura di Prato della Cipolla. Noi siamo con le ciaspole ma qualcuno prima di noi ha disegnato queste ampie curve con gli sci.
La Madonna del Maggiorasca bianca come tutto quello che la circonda
La nuova seggiovia che collega Rocca d'Aveto con il Prato della Cipolla
     

 

RIFUGIO ARGENTEA A PIAN DI LERCA da Vara Inferiore

30 dicembre 2008 - Stefano

Ecco come si presenta la strada della Bucastrella che inizia appena fuori dell'abitato di Vara e sale fino all'Alta Via
Da Pian di Lerca si può ammirare il massiccio del monte Rama
Ecco come si presenta la strada della Bucastrella che inizia appena fuori dell'abitato di Vara e sale fino all'Alta Via
Da Pian di Lerca si può ammirare il massiccio del monte Rama
Un ambiente unico per riprendere il rifugio Argentea a Cima Pian di Lerca. Dietro il rifugio il mare - 30 dicembre 2008 
 Spunta le vetta dell'Argentea, che da Cima Pian di Lerca si spinge verso il mare - 30 dicembre 2008
 Ultima immagine di questa serie eccezionale. Alberi di cristallo e, più in basso, il mare che bagna placido la costa - Pian di Lerca 30 dicembre 2008
Un ambiente unico per riprendere il rifugio Argentea a Cima Pian di Lerca. Dietro il rifugio il mare - 30 dicembre 2008
Spunta le vetta dell'Argentea, che da Cima Pian di Lerca si spinge verso il mare - 30 dicembre 2008
Ultima immagine di questa serie eccezionale. Alberi di cristallo e, più in basso, il mare che bagna placido la costa - Pian di Lerca 30 dicembre 2008
 

M. GROSSO E M. BEIGUA da Piampaludo

31 dicembre 2008 - Stefano, Franca

Neve, tanta neve come da anni non ne vedevamo tanta. Salire dal sentiero che parte prima del ponte sulla strada Piampaludo-Pratorotondo è stata un’impresa per il bosco fitto e i rami bassi che non lasciano passare e per i profondi buchi lasciati dall’acqua proprio lungo il sentiero. Quando dopo tanta fatica siamo arrivati in alto, dove il bosco dirada, abbiamo deviato a destra per salire, prima del Beigua, sul monte Grosso. Arrivarci non ha comportato difficoltà e neppure raggiungere il largo sentiero che ci ha condotto sul Beigua. Dopo, sempre ciaspole ai piedi (ma in alto e sul versante marino sotto le mie ciaspole si formava uno zoccolo fastidioso), siamo arrivati a Pratorotondo e da qui, tolte le ciaspole, abbiamo seguito la strada fino a ritornare al ponte.

 

Siamo in alto a stiamo per andare sul monte Grosso. Dietro a Stefano la vetta del Beigua
Siamo in alto a stiamo per andare sul monte Grosso. Dietro a Stefano la vetta del Beigua
Presso la minuscola Madonnina sul monte Grosso
Dal monte Grosso vediamo il Beigua e le sue antenne alla nostra stessa quota. L'effetto è quello di una foto quasi "aerea"
Siamo sul largo sentiero che porta alla vetta del Beigua
Presso la minuscola Madonnina sul monte Grosso
Dal monte Grosso vediamo il Beigua e le sue antenne alla nostra stessa quota. L'effetto è quello di una foto quasi "aerea"
Siamo sul largo sentiero che porta alla vetta del Beigua
Il monte Grosso ripreso dal Beigua
Dal Beigua si può ammirare l'Alta Via, il monte Sciguelo proprio davanti e, più in basso, la distesa del mare - 31 dicembre 2008
Scendiamo dal Beigua verso Pratorotondo. Alberi innevati e il mare sotto.  Peccato che il colore del mare si confonda con quello del cielo ...
Il monte Grosso ripreso dal Beigua
Dal Beigua si può ammirare l'Alta Via, il monte Sciguelo proprio davanti e, più in basso, la distesa del mare - 31 dicembre 2008
Scendiamo dal Beigua verso Pratorotondo. Alberi innevati e il mare sotto. Peccato che il colore del mare si confonda con quello del cielo ...
 
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